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venerdì 15 maggio 2020

STEP#16 Steve Jobs

Oggi ci occuperemo di uno dei principali protagonisti della digitalizzazione, Steve Jobs.
Steve Paul Jobs, meglio noto come Steve Jobs, nacque a San Francisco nel 1955 ed è stato un imprenditore, informatico e inventore statunitense.
È stato tra i primi a intuire la potenzialità del mouse e dell'interfaccia grafica basata sull'impiego di icone e di finestre per menù a tendina.
Il 1°aprile 1976 insieme all'amico Wozniek, fonda la Apple Computer.
Steve Jobs mostra il Macbook Air
Expo 2008, San Francisco
Tra gli avvenimenti più importanti nella crescita della sua azienda, ricordiamo quando nel 1984 Apple produsse un personal computer compatto e dotato di un nuovo sistema operativo a interfaccia grafica: l'Apple Macintosh.
Fu una data importante perché in seguito ai bassi livelli di vendita, decise di fondare una nuova società abbandonando la Apple, la NeXT Computer, e solo dopo diversi anni ritornerà qui dopo essere stato contattato direttamente dalla Apple.
Jobs lanciò l'iMac, un modello di personal computer all-in-one, cioè comprendente schermo e le altre componenti nello stesso telaio del computer e così facendo la Apple rientrava nel mercato dei prodotti di massa.
Nel 2001 presentò l'iPod, il lettore di musica digitale.
Un paio di anni più tardi ecco iTunes, il negozio virtuale dove si possono comprare i dischi:le canzoni si "scaricano" dal web con il computer.
Dopo aver superato un problema al pancreas, ritornando sugli affari decide di rilanciare l'iPod, le cui vendite andavano alla grande, convincendo i suoi di Apple che un iPod capace anche di telefonare avrebbe fatto il botto.
Nel 2007 così, Apple mise in commercio un nuovo prodotto, l'iPhone, uno smartphone con lo schermo multi-touch, con il quale pose le basi per l'ingresso di Apple nel settore della telefonia mobile.
Proprio quest'ultima invenzione può essere considerata tra le tecnologie digitali più importanti.
Con la guida di Jobs, la Apple ha continuato a produrre a commercializzare Mac OS X, Mac, iPod, iPhone e iPad, prodotti che portarono l'azienda a divenire un punto di riferimento nel campo dell'elettronica di consumo.
Morì, dopo diversi congedi medici, nella sua casa a Palo Alto in California il 5 ottobre 2011, a 56 anni.

STEP#15 Nel Novecento

Atanasoff Berry Computer, 1939
https://it.wikipedia.org

Nel Novecento troviamo come evento importante per la digitalizzazione l'invenzione del computer, destinata in un primo momento all'elaborazione dei dati, privo di capacità decisionale o discrezionale, che compie determinate operazioni secondo procedure o programmi.
Prima di parlare del primo vero e proprio computer elettronico, occorre citare alcuni progetti e invenzioni degli anni precedenti.
Nel 1932 troviamo il Memex, un progetto di archiviazione di Banner Bush mai realizzato che sarebbe dovuto essere un sistema nel quale un singolo individuo avrebbe potuto registrare i propri libri, in un proprio archivio e le proprie comunicazioni.
Troviamo nel 1938/1939 due calcolatori meccanici: la "Bomba" polacca progettata nel 1932 e realizzato nel 1938 da Rejewski per decifrare i messaggi tedeschi prodotti dalla macchina Enigma di Arthur Scherbius; lo Z1 di Konrad Zuse realizzata nel 1939, un calcolatore basato sul sistema binario e programmabile che presentava una  struttura molto simile a quella degli attuali calcolatori.
Una delle invenzioni più importanti viene realizzata però, nel 1939 dal Dr. John Vincent Atanasoff e Clifford E. Berry: il primo computer digitale completamente elettronico noto come ABC.
Vennero  qui introdotto i numeri binari in un computer digitale, le memorie e una separazione tra dati e istruzioni.



Lo Zuse Z3 al Deutsches Museum di Monaco
https://it.wikipedia.org
Se questo fu il primo computer totalmente elettronico, il primo digitale completo può essere considerato lo Z3, realizzato nel 1941 in Germania da Konrad Zuse(già inventore dello Z1).
Questo fu il primo computer automatico e programmabile, più veloce dei precedenti e in grado di eseguire calcoli più complicati.
Fu però un'invenzione che passò inosservata: c'era da fare la guerra e un computer non sembrava essere così di aiuto.
Così la stessa guerra trovò il modo di farlo fuori, distruggendolo con i bombardamenti, prima ancora che il mondo potesse conoscere quello che questo ingegnere era riuscito a realizzare.


Sitografia:
https://www.wired.it
https://it.wikipedia.orgStoriadelcomputer

venerdì 8 maggio 2020

STEP #14 Nell'Ottocento

Nell'Ottocento troviamo come evento importante riguardo allo sviluppo della digitalizzazione  la pubblicazione nel 1854 dell'algebra Booleana di George Boole nel quale racconta di un sistema per trattare ogni relazione logica con l'utilizzo di formule algebriche.
Le operazioni(come l'addizione, la sottrazione e la moltiplicazione) vengono sostituite con valori di congiunzione, disgiunzione e negazione, mentre gli unici numeri utilizzati, 1 e 0, assumono rispettivamente i significati di vero e falso.
Da questo momento inoltre, saranno inventati i primi dispositivi meccanici guidati da un pattern binario.

La rivoluzione industriale invece come sappiamo portò alla meccanizzazione molte attività come la tessitura tra le prime.
Troviamo così ad esempio le schede perforate nel telaio di Joseph Marie Jacquard del 1801, dove un buco nella scheda indicava un uno binario e di conseguenza un punto non perforato indicava lo zero binario.
Questo telaio fu molto lontano dai moderni calcolatori, ma dimostrava come le macchine potessero essere guidate da un sistema binario.
Telaio di Joseph Marie Jacquard
https://it.wikipedia.org
Abbiamo ancora nell'Ottocento un avvenimento importante per la storia dei moderni computer.
Tutto iniziò infatti da Charles Babbage quando nel 1833 concepì il progetto della sua macchina.
Essa avrebbe avuto la stessa flessibilità dei calcolatori moderni, senza la loro velocità: sarebbe stata in grado di eseguire tutte le operazioni aritmetiche, avrebbe immagazzinato informazioni fruibili successivamente, grazie ad un meccanismo di leve e ingranaggi e sarebbe stato il primo esempio di macchina con un'unità di memoria ed un'unità di calcolo.
Tuttavia non fu mai realizzata e bisognerà aspettare diversi anni per arrivare alla creazione del primo vero computer.
Macchina analitica di Charles Babbage
https://www.milanoplatinum.com
Qui sopra troviamo la macchina analitica di Babbage che sarà utilizzata come modello, per lo schema utilizzato nel funzionamento, per la realizzazione del primo computer.

Sitografia:
https://it.wikipedia.org
https://www.milanoplatinum.com

STEP #13 Nel Settecento

Il Settecento nel campo della digitalizzazione può essere visto come un secolo di sperimentazioni nel tentativo di costruire macchine capaci di sfruttare il sistema numerico binario scoperto da Leibniz nei primi anni del secolo.
Tra i tentativi più importanti troviamo quello nel 1709 di Giovanni Poleni.
Egli inventò la sua macchina dopo aver letto quelle progettate da Pascal e Leibniz e ne costruì un esemplare in legno, posto su un telaio anch'esso in legno.
La macchina era in grado di effettuare sia operazioni di addizione e di sottrazione(come la Pascalina) ma anche quelle di moltiplicazione e divisione(come quella di Leibniz). 
Il non corretto funzionamento della macchina, tuttavia, portò un giorno Poleni a distruggerla.
Un'altra macchina venne progettata da Jacob Leupold oggi considerato  uno dei primi ingegneri moderni.
Ci ha lasciato un'opera monumentale in sette volumi Theatrum machinarum nella quale descrive oltre alle diverse teorie ella meccanica e dell'idraulica, le macchine del tempo e nell'ultimo volume in particolare, il funzionamento proprio delle macchine aritmetiche.
Macchina aritmetica di Giovanni Poleni
https://commons.wikimedia.org

Sitografia:
http://s192722g.blogspot.com
http://www.lombardiabeniculturali.it

domenica 3 maggio 2020

Musica Digitale

L'evoluzione tecnologica e tutto ciò che di digitale  e è derivato, ha generato effetti rivoluzionari nella società moderna, forse come on mai nella  storia del'umanità.
Dagli anni del suono analogico è cambiato  il modo di fare musica per gli artisti, di usufruirne per gli ascoltatori e nel modo di diffonderla.
Musica digitale "generazione 2.0"
https://www.cattolicanews.it/manager-musicale-generazione-2-0
Quando parliamo di musica digitale si intende una qualsiasi composizione musicale convertita in un segnale digitale.
Per ottenere la Conversione, il segnale audio prelevato da un microfono e trasformato in un equivalente  segnale elettrico, viene inviato a un convertitore analogico-digitale, un dispositivo elettronico che provvede a generare un flusso di dati digitali, rappresentanti il segnale audio originale.
Il flusso di dati digitali può essere semplicemente registrato sotto forma di file su un nastro magnetico, hard disk o disco ottico.
Il file digitale registrato può essere sottoposto a un successivo trattamento di compressione: questo passaggio, a seconda del sistema di compressione utilizzato, può comportare una perdita irreversibile di dati oppure no che comunque già avviene durante la fase di conversione.
Questa perdita è ridotta al minimo grazie all'utilizzo di algoritmi molto efficienti capaci di eliminare una piccola parte dei dati raccolti.
Il vantaggio principale della musica digitale consiste nella possibilità di copiarla in modo facile e rapido per un numero indefinito di volte, senza mai alterarne il segnale di partenza ma proprio queste possibilità hanno creato problemi riguardo i diritti di autore che si cerca di superare tramite sistemi di crittografia.

Sitografia:
https://it.wikipedia.org
https://blog.landr.com
https://www.pirelli.com

venerdì 1 maggio 2020

STEP #12 Nella storia medievale e moderna

Nell'alto Medioevo:
Intorno all'anno Mille tra le decine di attività di intellettuali poliedrici e cosmopoliti trovano dibattito molte questioni del sapere scientifico e tecnologico destinate a influenzare le epoche successive.
Una di queste ultime riguarda proprio il digitale o, meglio, le basi teoriche e fisiche del moderno computing.
La "indignatio" di Beda rappresentata nel De Numeris di Rabano  Mauro
https://vulvino.wordpress.com
Nel VII secolo d.C, vive ed opera un monaco benedettino, Beda, autore di opere storiche, letterarie e scientifiche.
In una di queste, il De ragione temporum, nel capitolo intitolato De computo del loquela digitorum questo studioso metteva a punto un codice dattilonumerico per rappresentare un sistema di calcolo "digitale", ossia con le dita(dal latino digitus, "dito").
Sembra che la tecnica del calcolo con le dita, o indignatio, esistesse già nell'antico Egitto.
Da lì si sarebbe diffusa poi nell'occidente greco-romano e nell'oriente persiano.
Al modello dell'indignatio si è poi ispirato, nell'Alto Medioevo, Beda che, con il suo codice, consegna all'Europa medievale, ed all'intera storia europea successiva, il sistema del calcolo digitale.Tale tecnica verrà poi ripresa nel X e nel XV secolo diffondendosi anche durante il periodo del Rinascimento.Come si vede dalla figura, in tale tecnica non viene semplicemente associata la quantità di oggetti alla corrispondente quantità di dita, poiché ogni cifra viene rappresentata attraverso una combinazione diversa delle dita stesse, che possono essere estese o piegate.Siamo appunto di fronte ad un calcolo, non soltanto ad un conto.


Nell'età moderna:
Esemplare di Pascalina
https://screpmagazine.com
Prime invenzioni basate su un sistema di numerazione binaria invece, possiamo ritrovarle subito dopo l'invenzione delle scale logaritmiche perché a partire da questa iniziarono tutta una serie di sviluppi negli strumenti di calcolo.
Nel 1623 venne inventata una macchina calcolatrice da Schickhard poi ripresa nel 1640 da Pascal con l'invenzione della Pascalina.
È il 1702 l'anno più importante perché qua Leibniz sviluppò la logica come disciplina matematica e formale con i suoi scritti sul sistema numerico binario.
Nel suo sistema l'uno e lo zero rappresentano i valori vero e falso o gli stati on e off così come li consideriamo ancora oggi.



Sitografia:
https://vulvino.wordpress.com
https://it.wikipedia.org

sabato 11 aprile 2020

STEP #08 I Quipo Peruviani come prima digitalizzazione

Secondi gli storici, già ai tempi degli Inca si è utilizzato un sistema di numerazione per rappresentare e tramandare informazioni come oggi siamo soliti fare con i nostri aggeggi tecnologici.
In realtà da quando sono stati trovati in una versione più semplificata nell'insediamento di Caral a Supe, in Perù, abitata tra il 3000 a.C. ed il 2000 a.C. si è dovuto ipotizzare che siano stati inventati molto tempo prima del periodi Inca.
Il Quipo(in lingua quechua) è un insieme di cordicelle annodate distanziate in modo sistematico tra loro e legate a una corda più grossa corte che le sorregge.
Nel dialetto della lingua quechua, questa parola significa "nodo".
Si crede che i quipos, scoperti in antichi insediamenti in Perù, fossero utilizzati per calcoli astronomici, fondamentali per la cultura inca, per formule magiche ma anche per descivere sommariamente avvenimenti storici ed economici.
Alcuni dati, non sono numeri, ma sono quello che chiamano etichette di numeri.

Il sistema Inca per le informazioni in Quipo, o corde annodate
http://truefantasy.altervista.org

Essi erano ugualmente composti di cifre, ma il numero risultante sembra fosse usato come un codice, così come noi usiamo numeri per riferirci a individui, posti o altro.
Vista la mancanza di contesto per i singoli quipo, è difficile accertare cosa possa significare ogni codice trovato.
Anche altri aspetti dei quipo  comunicavano informazioni, come il colore del codice, la posizione relativa delle corde, lo spazio e la struttura delle corde e delle sottocorde.
Secondo gli studi più recenti, gli Inca avrebbero usato il sistema a nodi non solo per registrare numeri, quindi non solo come semplici pallottolieri, ma come rudimentale forma di scrittura, per ricordare gli eventi del loro grande impero.

Il quipos non registrava le parole con segni grafici, ma piuttosto  con un sistema di codice binario tridimensionale, simile al linguaggio dei moderni computer.
Quando scriviamo qualcosa al computer, secondo il codice ASCII, scriviamo sequenze di otto zero e uno.
Le informazioni Inca appaiono invece codificate in sequenze di sette bit.

Sitografia:

lunedì 30 marzo 2020

STEP #04 Nella mitologia

La digitalizzazione, come sappiamo, ha modificato,e lo sta facendo ancora oggi, i modi di reperire informazioni e di fare conoscenza di dati.
L'obiettivo di fondo posto da alcune avanguardie negli anni trenta del secolo trascorso è stato quello di organizzare meglio la conoscenza, semplificando la selezione delle notizie in un mondo sommerso di informazioni.
Tramite infatti il sistema di numerazione binaria oggi sappiamo raccogliere documenti di testo, immagini, suoni e molto altro e li sappiamo trasmettere con dei semplici schermi.
La riflessione sul valore e la funzione della tecnica nel processo di acquisizione del sapere ha origini antichissime nella storia della cultura.


Nella Mitologia Cinese:
Un Bagua
Wikipedia
Nella mitologia cinese troviamo alcuni riferimenti alla cultura digitale nell'origine dei trigrammi dello Yin e dello Yang.
Bisogna in particolare far riferimento al Bagua: Ba significa otto, gua significa numero.
Il significato di bagua è dunque otto numeri.
È generalmente rappresentato con un Taijitu centrale, contornato da otto trigrammi dell'I Ching, allineati ciascuno ad un punto cardinale, formando un perfetto ottagono.
Le linee che costituiscono i trigrammi sono distinguibili in due tipi:

  • Linee intere: rappresentanti la polarità positiva, Yang
  • Linee spezzate:rappresentanti la polarità negativa, Yin
Ciascun trigramma è costituito da tre di queste linee, assemblate in otto diverse combinazioni.
Ciascun trigramma può essere a sua volta essere combinato con ognuno degli altri, dando origine a sessantaquattro gruppi di sei linee, i sessantaquattro esagerammi.
Questi costituiscono le basi del libro cinese dell'oracolo.
Oggi possiamo pensare ci sia un collegamento tra questi trigrammi e la cultura digitale per il modo in cui vengono memorizzati i dati e le informazioni nei diversi calcolatori: attraverso sequenze di zeri e uno di otto bit con combinazioni di massimo 64.
Così come nel Bagua troviamo la polarità positiva dello Yang e quella negativa dello Yin, nel mondo digitale abbiamo lo 0 che rappresenta  qualcosa di "spento/falso" e l'1 che rappresenta qualcosa di "acceso/vero".

Nella Mitologia Greca:
Prometeo ruba il fuoco, 1817,Heinrich
Friedrich Füger
Wikipedia

In ambito greco, l'indagine affonda le radici nel mito: fin da Esiodo, il titano Prometeo incarna la figura del sapiente, in virtù del possesso di numerose e multiformi tecniche(téchnai).
Ed è proprio la volontà di trasmettere ai mortali la conoscenza di tali téchnai, con l'intento di offrir loro i doni riservati solamente agli dei, a renderlo il detentore di un sapere senza confini.
L'episodio del furto del fuoco da parte di Prometeo, nel racconto mitologico, funge dunque da simbolo di un duplice progresso da parte del genere umano da cui non si può tornare indietro: l'affrancamento dal divino e la conquista degli strumenti che consentono di prevalere sulla natura.
Il concetto è ben espresso nella narrazione tragica di Eschilo, che rimarca il valore dell'azione salvifica di Prometeo per il miglioramento della condizione umana.
L'apprendimento delle arti e della tecnica ha infatti permesso agli uomini di comprendere segreti che in precedenza consideravano imperscrutabili e di passare ad un'era oramai propria dell'uomo da cui non si poteva ritirare.








Sitografia:
https://journals.openedition.org
https://cultura.biografieonline.it

giovedì 26 marzo 2020

STEP #02: Possibile origine del termine

Digitale o digitalizzare qualcosa, sono parole d’uso comune, di cui forse non comprendiamo completamente il senso.
Le usiamo come aggettivo e come sostantivo astratto, sappiamo in generale distinguere cosa è digitale e cosa non lo è, ma poco di più.
Proviamo ora a vedere una delle possibili creazioni di tale termine.
Si chiamava Chris Hetzel, un uomo come tutti gli altri, reduce dalla seconda guerra mondiale che nonostante gli avessero portato via i genitori, era riuscito a ripartire e a ricrearsi una vita diventando matematico all'Università di Princeton.
Dopo la creazione dei primi orologi da polso analogici,quelli con le tradizionali lancette, durante la prima guerra mondiale (gli ufficiali di tutti gli eserciti constatarono che durante una battaglia era più comodo dare uno sguardo al polso piuttosto che estrarre l'orologio dalla tasca) sentiva fosse arrivata l’ora di cambiare qualcosa.
Era stufo di vedere quelle lunghe lancette di plastica muoversi in un semplice quadrante di vetro.
Appassionato della matematica, un giorno pensò: "Perché anziché delle lancette, non usiamo direttamente i numeri??"
Poteva essere un’idea che avrebbe potuto permettere anche ai bambini incapaci di leggere l’ora, di poterla capire guardando semplicemente i numeri che venivano insegnati fin dall’asilo e avrebbe anche garantito una visione più precisa dell’orario.
Vi era solo un problema in tutto questo, come poter scandire il passare del tempo nei nuovi orologi? Come poter rappresentare i numeri in questi dispositivi?
La risposta a questa domanda fu geniale: rappresentare i numeri con un sistema binario, utilizzando i già conosciuti sistemi dei valori discreti anziché dei valori continui.
L’idea di Chris fu così portata avanti finché nel 1970, grazie anche ai continui sviluppi del mondo dell’elettronica, uscì sul mercato il primo orologio digitale.
Perché digitale?
Semplice, l’orario lo si visualizzava da adesso direttamente in cifre le quali nei nuovi dispositivi erano altrettanto scandite da numeri nel sistema di numerazione binario e la parola “cifre” ha origine dall’inglese “digit” che a sua volta arriva dal latino “digitus”( che significa dito: infatti  con le dita si conta) da cui appunto abbiamo tratto “digitale”.
Primo orologio digitale "Pulsar" della Hamilton, 1970
https://watch.forumfree.it

STEP#25 Il passo finale

Siamo giunti alla fine di questo lungo viaggio... Lo scopo di questo blog era effettuare un approfondimento sotto diversi contesti riguardo...